Negli ultimi anni, un numero crescente di giovani ha scelto di tornare nei propri territori d’origine per intraprendere o portare avanti attività agricole di famiglia. Un ritorno alla terra carico di entusiasmo, visione e rispetto per le tradizioni, ma che troppo spesso si scontra con limiti strutturali cronici. Le testimonianze raccolte a Sambuca di Sicilia e nel territorio delle Madonie raccontano un’agricoltura giovane, innovativa e resistente, ma anche ostacolata da gravi carenze infrastrutturali.
A Sambuca di Sicilia, l'acqua che non c'è
Nel cuore della Valle del Belìce, Sambuca di Sicilia è oggi un piccolo laboratorio agricolo rinato grazie alla passione e al coraggio di giovani imprenditori. Qui operano realtà come Giovinco Wines, che unisce vocazione vitivinicola e sperimentazione, il caseificio F.lli Palermo, che custodisce antiche tecniche di produzione lattiero-casearia, l’Antico Frantoio SaS, specializzato nell’olio extravergine d’oliva, l’azienda multifunzionale 92017 e il Birrificio Antonino di Galluzzo, che produce birra artigianale ispirandosi al territorio. Tutti, però, si ritrovano ad affrontare un problema tanto essenziale quanto trascurato: l’approvvigionamento idrico. La carenza d’acqua e lo stato vetusto delle infrastrutture idriche mettono in difficoltà la gestione quotidiana delle aziende. Irrigazione, pulizia degli ambienti produttivi, alimentazione del bestiame: ogni azione dipende da una risorsa che arriva a singhiozzo, quando non del tutto assente. A questo si aggiungono reti idriche obsolete, spesso soggette a perdite, e una burocrazia che rallenta ogni tentativo di intervento.
“Non chiediamo miracoli,” racconta un imprenditore locale, “solo una gestione efficiente di una risorsa vitale. Senza acqua, non c’è agricoltura.”
Sulle Madonie, rifugi abbandonati e una montagna che resiste
Spostandosi nel territorio madonita, la situazione cambia ma i problemi restano. Qui, a cavallo tra le province di Palermo ed Enna, si trovano realtà come il Rifugio Marini, che ha segnalato lo stato di abbandono dei rifugi del CAS (Centro Alpino Siciliano), un patrimonio che potrebbe rappresentare un volano per il turismo sostenibile e per l’economia locale, ma che versa in condizioni di degrado. A complicare il quadro, le storiche incomprensioni tra le sezioni del CAI di Palermo e Petralia Sottana rallentano la gestione condivisa di sentieri, strutture e percorsi naturalistici.
“Ci vorrebbe una visione unitaria della montagna, che metta da parte campanilismi e privilegi il bene comune,” raccontano dal Rifugio.
Accanto a loro, l’Agriturismo Dispenza, che porta avanti con dedizione la produzione artigianale di formaggi secondo tradizione familiare, combatte con le difficoltà logistiche e l’assenza di infrastrutture moderne per la distribuzione e il turismo rurale.
Una nuova generazione che chiede attenzione
Queste storie, diverse per prodotti e contesti, raccontano però una realtà comune: una generazione di imprenditori agricoli giovane, competente e determinata, che investe in territori marginali spesso dimenticati dalle istituzioni. La richiesta è chiara: servizi pubblici funzionanti, manutenzione delle infrastrutture esistenti, gestione razionale delle risorse naturali e maggiore attenzione alle esigenze reali di chi vive e lavora fuori dai grandi centri. Se non si affrontano con decisione queste criticità, il rischio è quello di vedere spegnersi un movimento di ritorno alla terra che rappresenta una delle poche speranze concrete di rilancio economico e sociale delle aree interne della Sicilia.








EXTOR – Experiential tourism for sustainable rural development è un progetto finanziato dall’Agenzia Nazionale Erasmus+ – INAPP e nasce dalla collaborazione tra:
- LAND Impresa Sociale (coordinatore, Italia)
- INFODEF (Spagna)
- DieBerater (Austria)
- Einurd (Islanda)
- CSI – Center for Social Innovation (Cipro)
- OTC – Olypic Training & Consulting (Grecia)
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